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Insight > Punto di vista · Perché è nata Priori & Partners

Che futuro avrà quello che abbiamo costruito?

Due lezioni imparate tra finanza e impresa e una domanda che, prima o poi, ogni imprenditore si pone.

Di Marcello Priori

Marcello Priori, fondatore di Priori & Partners

Lo dico subito, perché è la verità: quest’attività, sul piano tecnico, la sanno fare bene in tanti. Il mercato in cui lavoriamo è pieno di operatori qualificati, dalle banche d’affari internazionali alle boutique che conoscono a fondo un territorio o un settore. E ogni anno nascono nuove iniziative, molte guidate da professionisti e manager di lungo corso che decidono di mettere a frutto in proprio quello che hanno fatto bene per una vita.

Anche Priori & Partners è nata così, non posso negarlo. Ma è nata anche da due lezioni che ho imparato lungo la strada, e da una domanda che a un certo punto ho dovuto fare a me stesso.

Le decisioni le prendono le persone

La prima lezione è che le difficoltà, più spesso di quanto si pensi, non nascono dalla mancanza di competenze. L’ho imparata in una vita professionale in cui ho avuto l’opportunità di sedermi da entrambi i lati del tavolo, quello della finanza e quello dell’impresa: in grandi istituzioni, banche, imprese industriali quotate e non, e con tanti piccoli e medi imprenditori. Ne ho conosciuto pregi e difetti, compresi i miei. E ho visto quanto contino le aspettative, i timori, gli equilibri tra le persone. Un’operazione può essere impeccabile sulla carta e fermarsi davanti a un dubbio che nessuno aveva espresso ad alta voce.

La seconda lezione è che vendere o comprare un’azienda è una cosa, accompagnare chi deve farlo è un’altra: significa aiutare a vedere i punti di forza e le debolezze di ogni strada possibile, dare la tranquillità per scegliere, esserci anche quando il tema non è tecnico. Anzi, soprattutto allora.

La competenza resta imprescindibile. Ma la fiducia si costruisce nel tempo, attraverso l’ascolto, l’empatia e la chiarezza, anche quando occorre discutere scelte difficili o punti di vista diversi. Molti problemi si risolvono con il buon senso prima che con la tecnica. E qualche volta la scelta più onesta, per chi chiede aiuto, è un lavoro che si decide di non fare.

La domanda che ho fatto a me stesso

È la stessa che da anni faccio agli imprenditori che accompagno: quello che avete costruito, che futuro avrà?

Per me la risposta passava da chi lavora al mio fianco da molti anni, condividendo valori, conoscenze e obiettivi. La spinta decisiva, devo ammetterlo, è venuta proprio da uno di loro: quello che avevamo costruito insieme, mi ha fatto notare, non poteva restare legato a una sola persona. Aveva ragione. Ci sono professioni che finiscono con chi le fa; ma quando si pensa di aver costruito qualcosa di valore, bisogna dargli continuità. Avrei dovuto pensarci molto prima.

In fondo ho provato a seguire il consiglio che do agli altri: trasferire le competenze e, soprattutto, i valori. Vorrei che P&P fosse un progetto intergenerazionale, in cui esperienza e nuove prospettive possano confrontarsi e le responsabilità crescere nel tempo. Un’iniziativa capace di andare avanti oltre la presenza delle singole persone, a partire dalla mia.

Accanto alle imprese familiari

È anche per questo che sento una vicinanza particolare alle imprese familiari. Lì quella domanda pesa di più: le scelte economiche si intrecciano con la storia, i valori e le relazioni di una famiglia, e con le aspettative di più generazioni. Accompagnarle vuol dire capire gli equilibri tra famiglia, proprietà e management, aiutare a chiarire ruoli e responsabilità, affrontare per tempo i temi che di solito si rimandano. Un passaggio generazionale, una managerializzazione, l’ingresso di un nuovo socio sono percorsi da preparare quando sembra ancora presto, non il giorno in cui diventano urgenti. E non solo quando c’è da gestire un passaggio: anche quando c’è da crescere.

Quindi, perché P&P?

Perché le decisioni le prendono le persone, e la competenza, da sola, non basta.

Perché un’acquisizione, un finanziamento, un cambiamento negli assetti proprietari non sono mai soltanto operazioni: toccano l’organizzazione, il governo dell’impresa e, spesso, la famiglia. Leggere insieme questi effetti è il modo per dare coerenza alle decisioni.

Perché l’Italia è un Paese di grandi imprenditori, capaci e tenaci, che devono poter trovare nei consulenti dei compagni di viaggio in grado di comprenderne le dinamiche economiche, ma anche familiari e personali.

Perché un gruppo di persone che ha lavorato bene insieme per tanto tempo merita un futuro più lungo di quello di ciascuno di noi.

Priori & Partners è nata per tutte queste ragioni. E per quella domanda che, prima o poi, chi guida un’impresa si pone: che futuro avrà quello che abbiamo costruito?

Marcello Priori
Fondatore di Priori & Partners

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